La S.I.Ps.A. nasce negli anni ’70 dall’incontro di alcuni
psicoanalisti italiani con due psicoanalisti francesi - Paul
e Gennie Lemoine – di rigorosa formazione freudiana; per
precisare meglio di Freud riletto da Lacan, le cui ultime
teorie avevano allora conquistato in Francia il mondo della
psicoanalisi.
I Lemoine, stimolati dalla geniale intuizione di Moreno (che
in America aveva cominciato a far rappresentare le
situazioni di disagio espresse da pazienti riuniti in gruppo
cogliendole nell’immediato, qui ed ora), ne imitarono la
tecnica, molto semplicemente trasferendola in un contesto
più rigoroso alla luce della loro formazione.
Lo psicodramma moreniano divenne così psicodramma analitico;
non psicoanalisi ma dispositivo terapeutico rigorosamente
incardinato nelle acquisizioni della psicoanalisi.
Si arrivò poi alla costituzione formale della S.I.Ps.A.:
Società Italiana di Psicodramma Analitico, nel 1982.
L’esperienza di allora è andata allargandosi sia nel campo
privato che in quello pubblico, approfondendosi su diversi
filoni e rivelandosi uno strumento duttile ed efficace in
molteplici situazioni.
Non psicoanalisi, quindi, ma psicoterapia individuale in
gruppo e di gruppo con l’ausilio di semplicissime
rappresentazioni, suggerite di volta in volta dagli
psicoterapeuti che lavorano in coppia.
Uno di essi infatti anima: modera i discorsi e sceglie i
giochi del gruppo e l’altro osserva dal di fuori in un
attento ascolto analitico per rimandare alla fine ai
partecipanti un feedback di questo suo ascolto.
Il lavoro si svolge in piccoli gruppi (da 5 a 10 persone
circa) che hanno fatto individualmente una domanda a uno dei
due terapeuti.
È un gruppo che ha ovviamente un suo inizio ma per il quale
non si prevede una fine: è un gruppo “aperto ai 4 venti” nel
senso che ogni partecipante può andarsene in qualsiasi
momento ritenga di aver completato il suo percorso e in
qualsiasi momento può entrare qualcuno di nuovo; ognuno
segue il suo percorso accolto, sostenuto, stimolato dal
gruppo.
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Le sedute si svolgono 1 o 2 volte alla settimana durante
un’ora e mezza.
Si può fare domanda di entrare in un gruppo di psicodramma a
prescindere dall’età, dopo aver effettuato, con uno
psicodrammatista, dei colloqui preliminari necessari ad
iniziare ad esprimere ed evidenziare delle prime richieste e
almeno un’ipotesi di domanda, anche sino a quel momento mai
esplicitata.
Come si vede lo psicodramma è uno strumento molto aperto,
molto agile, particolarmente adatto a questa epoca così
pressata dalla moltiplicazione delle esigenze e dalla
ristrettezza del tempo, sempre insufficiente per rispondere
a tutti gli stimoli e a tutte le richieste.
Nello psicodramma oltre all’essenziale strumento della
parola si mette in gioco anche il corpo: non soltanto si
ascolta e si dice, ma si guarda e si è visti, al racconto fa
seguito una interpretazione della situazione descritta
(discorso, incontro, conflitto, sogno) passando così dalla
narrazione indiretta al discorso diretto giocato in prima
persona. È risaputo che l’uomo ha iniziato a conoscersi e a
conoscere il mondo intorno a sé quando ha cominciato a
rappresentarsi e a rappresentare i suoi sentimenti e le sue
sensazioni.
Nello psicodramma si arriva infatti con più semplicità e più
immediatezza ad agganciare l’inconscio, a scorgere i propri
nodi e i propri conflitti anche perché nel gruppo ciascuno
può specchiarsi in quelli degli altri. E sappiamo quanto lo
specchio sia importante come punto di mediazione e di
svincolo tra reale e immaginario.
Il transfert inoltre è molto più articolato e complesso
perché si può stabilire sia con due terapeuti che si
completano e si alternano nelle diverse posizioni sia
lateralmente con ciascuno degli altri partecipanti in
posizioni e circostanze diverse; è la gruppalità interna,
che emerge però anche attraverso il confronto con l’
“altro”, il “grande Altro” e “gli altri” che viene messa al
“lavoro” e interpellata, quindi, su diversi fronti: tutto
questo facilita la divisione soggettiva rendendola più
esplicita ed evidente incrementando anche la possibilità di
migliorare le proprie modalità comunicative. |